Epilessia
L'epilessia nel bassotto tedesco è una
malattia dovuta a un anomalo funzionamento del cervello.
Si manifesta con crisi convulsive di intensità variabile.
Questa patologia non è esclusiva del bassotto. Dal
momento che è stata acccertata una componente ereditaria
è consigliabile valutare le linee genetiche dei riproduttori.
Una diagnosi certa di epilessia primaria può essere
fatta dal veterinario solo dopo aver escluso altre cause
metaboliche o cerebrali e che vanno sotto il nome di epilessia
secondaria. Infatti le cause delle convulsioni nel cane
sono numerose. Alcune possono assumere l'aspetto di una
crisi epilettica pur essendo secondarie a un'altra affezione.
Solo in questo caso le crisi cesseranno nel momento in cui
verrà
curata la vera causa.
Tra le cause più frequenti ci sono:
* tutti i disturbi cerebrali quali i traumi cranici, le
encefaliti (come quelle dovute al cimurro), i tumori cerebrali
e alcune malformazioni
congenite come per es. l'idrocefalia.
* i problemi metabolici tra i quali ricordiamo i tumori
del pancreas e l'ipoglicemia. Anomalie del fegato quali
l'encefalosi epatica e la cirrosi, le intossicazioni da
insetticidi, erbicidi o antigelo, senza dimenticare l'ipocalcemia
della cagna in lattazione.
Ma quando la malattia è primaria (epilessia essenziale)
è caratterizzata da crisi convulsive recidivanti
ed è purtroppo una malattia incurabile anche se specialmente
nei casi più lievi si può cercare di tenerla
sotto controllo. Lo scopo del trattamento - a vita - è
di diminuire la frequenza e l'intensità delle crisi
e controllarle con la somministrazione di farmaci psicotropi
e anticonvulsivanti. L'evoluzione è variabile in
funzione dell'individuo. La prima crisi compare tra l'età
di uno e tre anni. Successivamente si presenta con una certa
periodicità non sempre prevedibile. La comparsa delle
crisi è spesso influenzata da fattori scatenanti
che si deve cercare di limitare: le stimolazioni sonore
violente, come i tuoni e i fuochi d'artificio, qualsiasi
forte stress emotivo, manipolazioni dolorose e interventi
chirurgici.
Atrofia progressiva della retina
L'atrofia progressiva della retina è
una malattia degli occhi che portà gradualmente alla
cecità i soggetti affetti. Distinguiamo due forme
diverse: quella localizzata centralmente (CPRA) e quella
generalizzata (PRA). Ambedue hanno in comune l'ereditarietà.
Il bassotto può essere affetto dalla forma generalizzata.
La retina rappresenta la terminazione periferica del nervo
ottico ed è deputata alla percezione dello stimolo
luminoso. Lo strato delle cellule sensoriali e visive è
costituito essenzialmente da due forme: i bastoncelli, che
registrano le differenze d'intensità della luce,
e i coni, che percepiscono i colori. Nei mammiferi i coni
e i bastoncelli sono mescolati nella retina con prevalenza
dei secondi. Nella PRA generalizzata subentra una perdita
dei bastoncelli nella sezione penferica della retina. La
parte centrale della retina da principio sopravvive, poi
piano piano degenera dando parecchi sintomi. II bassotto
affetto da PRA mostra i sintomi dell'emeralopia (esagerata
diminuzione della facoltà visiva al calare del crepuscolo
oppure, in genere,
in tutte le circostanze in cui si fa meno intensa l'illuminazione
circostante) e se viene condotto a passeggiare all'esterno
si scontra facilmente con gli ostacoli che incontra.
Infine, un acuto osservatore può constatare che il
cane percepisce solo i movimenti laterali. Con la forma
generalizzata del PRA da principio viene risparmiata la
parte centrale della retina. I raggi di luce che penetrano
nell'occhio lateralmente vengono messi a fuoco nella periferia
della retina dove le cellule dell'organo sensoriale sono
notevolmente diminuite e insufficienti per formare un'immagine
e portarla al sistema nervoso centrale. I raggi di luce
che vengono messi a fuoco nella parte centrale della retina
vengono invece percepiti. Come conseguenza del PRA spesso
sopravviene una cataratta. La malattia allo stato attuale
delle conoscenze è assolutamente incurabile. Nel
bassotto la perdita della retina comincia all'età
di diciotto mesi circa. Un primo esame oftalmoscopico va
fatto a questa età e poi ripetuto al terzo e al quinto
anno, sempre considerando che la cecità prima del
quinto anno è congenita, mentre dopo il settimo è
acquisita e non dipende dal PRA.
Discopatie
La mielopatia trasversale del bassotto
è una malattia dei dischi intervertebrali e del midollo
spinale che si manifesta con espressioni di dolore durante
i movimenti normali per poi raggiungere lo stadio di paralisi
degli arti posteriori. Il decorso, specialmente negli stadi
di paralisi, è particolarmente drammatico. La colonna
vertebrale del bassotto è formata da una serie di
vertebre perforate dal canale vertebrale centrale; in questo
è situato, protetto, il midollo spinale. Uno scarico
senza sofferenza di tutte le funzioni della spina dorsale
non sarebbe possibile se non le venissero in aiuto i cosiddetti
dischi intervertebrali. Essi agiscono da ammortizzatori
fra vertebra e vertebra dando alla colonna una certa elasticità
e ridistribuendo le pressioni ricevute. Il bassotto, caratterizzato
com'è dalle gambe corte e da una schiena lunga, è
una razza condrodistrofica (la condrodistrofia è
un disturbo ereditario
dello sviluppo che si manifesta con un disguido della crescita
delle ossa delle estremità). I dischi intervertebrali
sottoposti a stimoli eccessivi ( salti dal divano, scalini
ecc.) possono degenerare e protundere o erniarsi nel canale
midollare. I dischi che più frequentemente protundono
o erniano completamente sono quelli delle vertebre toraciche
e lombari. Nella grande maggioranza dei casi di discopatia
compare una mielopatia (infiammazione del midollo spinale)
da compressione prodotta dagli insulti traumatici dell'organo
nervoso (distorsione meccanica, dislocazione, emorragia,
edema, stasi venosa, ischemia ecc.). La gravità della
lesione è direttamente proporzionale alla velocità
con cui si manifesta. Sono quindi meno gravi quelle lesioni
che si sviluppano lentamente. L'intervento chirurgico deve
essere effettuato tempestivamente, meglio, nelle prime ventiquattro
ore dalla comparsa della paresi-paralisi. Se si ritarda,
le possibilità di guarigione diminuiscono molto.